Oltre i vecchi schemi

Riflessioni su consapevolezza e cambiamento

Negli ultimi anni, pratiche come il coaching, la meditazione e la Mindfulness mi hanno dato strumenti preziosi e nuove consapevolezze. Mi hanno aiutata a osservare la vita da un altro punto di vista.

Non sempre riesco a tradurre queste sensazioni in parole. Spesso sembrano troppo strette per raccontare ciò che sento.

Eppure, le parole, restano il nostro unico ponte per farci comprendere, almeno un po’, dagli altri.

So che ciò che esprimo non sarà mai interpretato esattamente come lo intendo, e va bene così: l’esperienza interiore è spesso più veloce e più ampia del linguaggio.

Le parole arrivano dopo, e a volte restano strette.

Ognuno poi ha il suo filtro attraverso il quale interpreta ciò che vede e ascolta.


Quando le vecchie strategie non bastano più

Per tanto tempo queste pratiche mi hanno sostenuta, e lo fanno ancora. Mi hanno permesso di rispondere agli eventi in maniera più consapevole, di comprendere cosa fosse importante e prioritario per me ed agire in quella direzione.

Ma a un certo punto ho sentito che non era più sufficiente.

È come se qualcosa che fino a quel momento mi aveva sorretta stesse iniziando a sgretolarsi sotto il peso di un’energia nuova.

I vecchi meccanismi, le reazioni automatiche, le parti di me che avevo imparato a gestire, stavano reclamando il diritto di riemergere.

Come se il vecchio e il nuovo stessero entrando in collisione dentro di me.


Il corpo parla

Sento un muro dentro di me.

Mi protegge, ma allo stesso tempo trattiene tutto: spontaneità, emozioni, parole.

Provo a respirare e sento la confusione, pesante e in movimento nel corpo, un’energia compressa che preme dal cuore fino alla gola.

A volte il cuore sembra voler esplodere, come se volesse farmi uscire da questa gabbia invisibile.

È la differenza tra comprendere, fare e essere:

  • Capire è cognitivo.
  • Fare è comportamentale.
  • Essere è identitario.

Ciò che fino a ieri mi ha definita e fatto funzionare non mi calza più. Non perché fosse sbagliato, ma perché non è più adatto.


Il passo verso l’autenticità

Eppure, proprio in questo tumulto, sento emergere qualcosa di più profondo. La possibilità di sentire senza filtri, di esistere senza maschere.
Non è facile, non è immediato.
Ma riconoscere la collisione, ascoltare il corpo, accogliere ciò che sale… è già il primo passo verso l’essere autentici.

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